Risonanze emozionali: il corpo e l’affermazione identitaria di Miu Miu FW 2026 

Per l’autunno/inverno 2026 Miu Miu parte dal corpo, ponendolo al centro di una narrazione ancestrale. La fragilità umana si contrappone alla vastità del mondo che ci circonda aprendo una riflessione sull’intimità emozionale. Miuccia Prada raggiunge così un romanticismo estetico brutalista in cui il guardaroba diviene materia funzionale e scudo esistenziale 

Il corpo nella sua essenzialità si ricopre di strati materici che ne racchiudono la matrice più intima. Miuccia Prada per l’autunno/inverno 2026 di Miu Miu parte proprio da un’analisi antropologica dell’anatomia umana. Non una riflessione che si ferma alla superficie della carne ma che indaga gli aspetti più animici legati all’intimità e alle nostre emozioni. In questo senso il corpo diventa il custode più fragile e allo stesso tempo più risoluto della nostra interiorità. Partendo da queste premesse gli abiti che vanno a costruire la collezione avvolgono i corpi come seconda pelle, ma non solo. C’è una ricerca funzionale di un guardaroba ancestrale, spogliato di qualsiasi orpello vezzoso, almeno in alcuni casi.

La materia del vestire diventa protettiva come nelle prime sfumature sociali della storia che hanno preso vita fra la natura più pura. E così anche il Palais d’Iéna, location dello show, diventa una foresta incontaminata, ricoperta di muschio e attraversata dalla mente umana. L’individualità e la sua affermazione d’identità si contrappone alla vastità abitata dal collettivo riversandosi di conseguenza nelle scelte stilistiche della passerella. I protagonisti che avanzano sulla distesa morbida di muschio sono portatori emozionali di un romanticismo poetico, delicato ed effimero. Ma quest’ultimo rappresenta anche una forza incontrollabile che resiste al passare del tempo abitandolo mentre gli abiti ne diventano testimoni. Miu Miu unisce il proprio DNA al brutalismo esistenziale del presente regalandoci una sua nuova visione sempre più ancorata alla storia umana e a tutte le sue contraddizioni. 

Vivere il tempo 

All’interno della collezione ritroviamo un gusto decadente del quotidiano, funzionale e ricercato allo stesso tempo. I capi pensati da Miuccia Prada si ergono su un’idea essenziale di un guardaroba che semplice non è. La pulizia delle linee e dei tagli dei coordinati, ad esempio, si scontra con le articolate texture e lavorazioni dei tessuti. Il tempo difatti diventa il filtro principale dell’intero show. I corpi (e dunque gli abiti) non si fanno attraversare passivamente da quest’ultimo ma lo abitano con consapevolezza. E così le maniche delle giacche si scoloriscono, i mini abiti sottoveste con fiocchi romantici si stropicciamo mentre la pelle dei cappotti si accartoccia. Miu Miu si addentra non solo nella fragilità umana ma anche nei cassetti dimenticati di un armadio antico.

Le crepe della pelle che perde colore e le pieghe sui capispalla che non vanno più via sono i segni di un tempo sospeso fra spazi polverosi. Le proporzioni si espandono e restringono in un equilibrio che o lascia il corpo scoperto o lo avvolge completamente. La matrice ancestrale dell’abito come oggetto protettivo si riversa nelle fodere in shearling, nei guanti lavorati ai ferri e nei cappelli in panno di lana. Infine il romanticismo più reale della Miu Miu girl si fa spazio nelle canotte in organza, nelle applicazioni preziose e nei mini dress sovrapposti all’abbigliamento intimo.

All’interno dello show vediamo sfilare gli archetipi della donna Miu Miu come Chloë Sevigny che sfilò per la prima volta per la maison nel lontano 1996. A chiudere la sfilata invece Gillian Anderson, icona del cinema e della televisione anni Novanta, un decennio dal quale viene ripreso anche l’hair styling della sfilata. L’iconico cerchietto a pettine ritorna nel presente e si pone già come un must-have delle prossime stagioni. Miu Miu unisce così la sua anima più romantica alla funzionalità di un tempo quotidiano: imperfetto, dismesso e poetico. 

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Mar 11, 2026

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