“The Female Gaze”: l’universo femminile di Avavav FW26/27 si gioca nello scarto tra guardare ed essere guardate


Con la collezione FW26/27 “The Female Gaze”, Avavav trasforma la passerella in un dispositivo critico. Beate Skonare Karlsson riflette sui codici della femminilità e l’idea stessa di performance che spesso li accompagna, giocando con ironia critica sull’inversione di prospettiva

Negli ultimi mesi, spesso attraverso i social, ha trovato sempre più risonanza il concetto di vestirsi per il “female gaze”. Il termine fa riferimento allo sguardo femminile posto in contrasto a quello maschile, abituato a guardare la donna da una prospettiva giudicante e, spesso, concupiscente. 

È su questa tematica che riflette la collezione FW26/27 di Avavav, presentata da Beate Skonare Karlsson durante la Settimana della Moda milanese. Intitolata “The Female Gaze”, la collezione esplora il tema della percezione e del consumo della femminilità mantenendosi fedele all’approccio concettuale alla passerella che contraddistingue il brand. 

Guardare ed essere guardati: l’abbigliamento femminile tra curiosità e performance

Una sala spoglia e una passerella umana formata dalle modelle, ferme in piedi ad osservare chi guarda. L’allestimento creato da Avavav per presentare “The Female Gaze” riflette e rafforza l’indagine al centro della collezione. Ribaltando la prassi tradizionale di una sfilata, il brand sceglie di far entrare gli ospiti nella stanza ad uno ad uno. L’osservatore cammina da solo in una stanza piena di donne, sottoposto al loro sguardo e diventando egli stesso oggetto di attenzione. Un’inversione di prospettiva che risulta esasperata una volta oltrepassata l’uscita della stanza, dove un monitor mostra in diretta l’ospite successivo mentre attraversa lo stesso percorso. 

“The Female Gaze” si spinge oltre alla collezione di moda: si tratta piuttosto di un progetto di ricerca. La collezione approfondisce aspetti e significati del vestirsi per uno sguardo che non richiede performance e approvazione, e che spesso si nutre di un’ammirazione autentica. L’abbigliamento femminile diventa così una questione di carattere, perdendo la funzione attrattiva che si è sempre visto proiettare addosso. «Crescendo, ho imparato cosa la femminilità avrebbe dovuto essere attraverso immagini già decise per me», spiega Karlsson. «Per questa collezione, ho cercato di guardare le donne nel modo in cui le donne guardano altre donne – con curiosità, ammirazione e talvolta persino desiderio, ma senza il bisogno di perfezionare o semplificare».

La riflessione della direttrice creativa si articola come un’indagine incorso, piuttosto che una risposta definitiva, all’interno di un’industria che sta ancora negoziando chi definisce l’immagine delle donne, e per chi quell’immagine viene costruita.

Avavav FW26/27 solleva la femminilità da ogni interpretazione

La domanda guida che ha orientato l’esplorazione di Karlsson riflette su quali siano i codici visivi che prendono forma nel momento in cui viene meno la componente performartiva dell’abbigliarsi. La collezione non cerca di spiegare la femminilità, ma aspira a fornirne una rappresentazione autentica. Morbidezza e severità, nostalgia e sfida coesistono nelle stesse silhouette, mentre i codici dell’estetica femminile sono riassemblati in forme ibride. Elementi sartoriali abbracciano principi fluidi, muovendosi tra illusione e trasformazione. Pantaloni sartoriali si sviluppano in gonne a tubino, e shorts da basket si rivelano gonne A-line.

In evidente contrasto con il sottofondo di una colonna sonora composta da voci maschili, che descrivono il proprio ideale di “musa”, i significanti iper-femminili come reggiseni e giarrettiere vengono affrontati in una prospettiva non oggettificante, costruita piuttosto attorno a sentimento e ironia. La collaborazione con Adidas, rinnovata per la quarta edizione, viene inserita in questa non-interpretazione dell’universo femminile, celebrando il potere della collaborazione creativa e la gioia di sfidare le aspettative. 

“The Female Gaze” di Avavav non offre una soluzione univoca, ma apre uno spazio di consapevolezza. Attraverso un dispositivo performativo che ribalta i ruoli e una collezione che smonta e ricompone i codici della femminilità, Karlsson invita a ripensare l’atto stesso del vestirsi. In questo scarto tra essere guardate e guardare, si apre la possibilità di una moda che non cerca approvazione, ma costruisce significato. 

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Mar 1, 2026

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