Florania FW26/27: il “noi” come rifugio e liberazione 


Tra memoria artigiana, pelle come materia viva e collaborazioni sociali, la collezione di Florania trasforma la passerella in uno spazio collettivo: una ribellione sussurrata alla frammentazione contemporanea, costruita attraverso processi produttivi condivisi e responsabili

Un ritorno alla dimensione collettiva, come forma di ribellione sussurrata contro una società sempre più frammentata. Questo è il tema centrale della collezione FW26/27 di Florania, brand “solarpunk” fondato dalla designer mantovana Flora Rabitti. Presente sulla scena della Settimana della Moda milanese già dal 2032, Florania ha fatto il suo debutto sulle passerelle della città proprio durante questa edizione, nella giornata di giovedì. 

La collezione è interamente centrata sul mantra “If we are all one, you can’t hurt me”: un’incitazione pacata e rassicurante a ricordare che l’uomo è un animale sociale e necessita, per sopravvivere, di una rete di connessioni interpersonali. 

Ispirata al lavoro collettivo delle sarte, ai canti popolari e a “Novecento” di Bertolucci, la collezione riflette sui temi della separazione e della memoria artigiana. “If we are all one, you can’t hurt” esplora la possibilità di dissolversi nella memoria e nel tutto per rinascere, sperimentando una forma di protezione che deriva solo dall’essere uniti, capace di regalare una libertà ritrovata. 

Un archivio tattile in cui pelle e tessuti si fanno voci di un racconto collettivo 

Per la linea FW26/27, Florania ha collaborato con Lineapelle Designer Edition, esplorando la pelle come materia viva. Rielaborati con manipolazioni artigianali o costruzioni modellistiche 3D, i pellami sono protagonisti della collezione. Manipolati con patchwork artigianali, pittura a mano e drappeggi scultorei, diventano supporto materico del dialogo tra sperimentazione e memoria manifatturiera. Alla pesantezza della pelle si oppone la fluidità eterea di seta e tessuti leggeri, sui quali si intrecciano lavorazioni ispirate agli anni Trenta e stampe che strizzano l’occhio alle grafiche psichedeliche anni Settanta. Le stoffe diventano superfici vive, cariche di memoria. La collezione si delinea come un archivio tattile che custodisce il lavoro artigiano e la memoria di vite passate. 

L’abito come gesto condiviso: le collaborazioni come perno di Florania FW26/27

Nella collezione ha un ruolo centrale anche il tema della liberazione dalle pressioni sociali, in particolare quelle che incombono sul ruolo del femminile. Non a caso, la produzione dei capi si è svolta in collaborazione con l’atelier sociale mantovano Drittofilo, che opera a sostegno di donne in situazioni sociali complesse o vittime di violenza. La dimensione collettiva, dunque, non si riduce a semplice ispirazione ma assume un ruolo di primo piano anche nel processo produttivo.  A completamento della collezione, una linea di gioelli realizzata con il contributo di Margherita potenza. Piccoli amuleti artigianali, richiamano utensili femminili antiche ed elementi figurativi di natura scaramantica. 

Aprendosi a un processo di produzione collaborativo, Florania trasforma la passerella in uno spazio di relazione. L’abito non è più solo espressione individuale ma gesto condiviso, traccia di un fare insieme che resiste alla frammentazione contemporanea. In un tempo che spinge verso l’isolamento, “If we are all one, you can’t hur met” propone una contro-narrazione gentile ma radicale: riscoprire la forza del noi come spazio di protezione e possibilità.

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Feb 28, 2026

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