L’arte di collezionare piccoli tesori: Paul Smith A/I26 

Il designer britannico ha presentato la collezione invernale durante la terza giornata della Milano Fashion Week Uomo, ripercorrendo la storia del brand con occhi nuovi e celebrando anche l’ordinario come un piccolo tesoro da custodire e raccontare

Il punto di partenza della collezione Autunno/inverno 2026 di Paul Smith è la gazza ladra, o meglio la sua abitudine di cercare e collezionare tesori. Questo concetto, noto come magpie pressing, è estremamente vicino al processo creativo del designer, al cui centro risiede l’atto di raccogliere storie e oggetti. Presentata in uno show intimo e rassicurante, la collezione celebra la sartorialità che caratterizza il brand ripercorrendone la storia. Riferimenti all’archivio personale di Paul Smith si intrecciano allo spirito dei bookworms britannici e al mondo bohémien di Cocteu, in un mix decisamente eclettico. 

L’archivio Paul Smith come punto di partenza per nuove narrazioni 

Il processo creativo che ha portato alla luce lo show nasce dall’archivio Paul Smith di Nottingham, dove sono custoditi quasi 5.000 capi. Il designer britannico ha infatti visitato l’archivio numerose volte, lavorando a stretto contatto con l’Head of Men’s Design Sam Cotton.  Le silhouette sartoriali iconiche del marchio vengono rielaborate in una selezione essenziale, calata nel presente. I codici più classici vengono sovvertiti in decostruzioni di dettagli e capi inside-out, mentre lo spirito britannico attraversa la collezione grazie all’uso di tessuti tradizionali come l’Harris Tweed e il Donegal. 

Stampe, pattern e material vengono accostati con arguzia, rendendo omaggio al lungo racconto creativo del designer. I pois, elemento ricorrente dell’archivio, giocano con trasparenze e ombre e dialogano con pere disegnate a mano, simbolo dell’approccio ironico che caratterizza le creazioni dello stilista. Ad accogliere le stampe di archivio è una palette di tonalità profonde e autunnali. L’uso del colore si fa più misurato, ispirato anche dalla teoria del colore giapponese – rintracciabile anche nelle fodere dei capi ripensati dall’interno all’esterno. 

Rimandi culturali si intrecciano variegati, animando non solo la collezione ma anche il set della sfilata

Tra i tanti riferimenti artistici e culturali che si celano dietro la collezione vi è anche quello al poeta Jean Cocteau. La presenza del poeta francese aleggia nei capi restituendo una sensazione di vissuto unita ad un’eleganza raffinata. Ne risultano nuovi motivi sartoriali, polsini stratificati, tessuti sheer. Lo stesso approccio si estende anche agli accessori, trattati con finiture distressed, mentre i copri bottoni fanno riferimento al già menzionato magpie dressing. 

I riferimenti creativi si estendono oltre la collezione, abbracciando anche musica e set design. Ad accogliere gli ospiti si staglia un murale tratto dalle opere originali di Colin Barnes, in omaggio all’artista che firmò i primi scatti dei capi Paul Smith. Gli interni riprendono anch’essi la fascinazione per il collezionismo eclettico: le panche in legno sono rivestite da stampe di oggetti raccolti, dalle forbici alle tazze da caffè. Il magpie dressing diventa metodo e attitudine, in un invito a osservare il quotidiano con curiosità e attenzione, riconoscendo valore anche nei dettagli più ordinari. Tra sartorialità, arguzia e stratificazioni culturali, la collezione si configura come un racconto coerente, in cui ogni capo è il risultato di un gesto di raccolta consapevole. Un’ode alla bellezza delle storie accumulate nel tempo, e alla libertà di riscriverle con occhi nuovi.

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Gen 18, 2026

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