In un clima sempre più ricolmo di incertezze Miuccia Prada e Raf Simons ci portano a riflettere sull’importanza culturale dei cambiamenti. Dalla volontà di riscrivere il guardaroba maschile del futuro nasce la collezione autunno/inverno 2026 che, nelle sue sfumature estetiche, non abbandona i riferimenti al passato. Uno sguardo necessario alla nostra storia; unica certezza a noi familiare

Il Deposito di Fondazione Prada si trasforma in un cantiere sospeso nel tempo e lascia cadere tutte le infrastrutture di un vecchio condominio stratificato. Un ricordo lontano che riusciamo ancora a identificare nelle pareti diversificate, nei caminetti in marmo e sulle mura segnate dal tempo. In questo spazio liminale sorge il germoglio di una nuova storia; è il futuro che cerca di fiorire attraversando i venti incerti del presente. Miuccia Prada e Raf Simons continuano a narrare i cambiamenti del presente attraverso la lettura sociale di una contemporaneità sempre più dispotica. I tempi di crisi rappresentano da sempre una macchia nera sul nostro vissuto corrente ma anche la scintilla che scatena il fuoco della rivoluzione. In questa prospettiva i due direttori creativi di Prada affrontano la ricostruzione di un nuovo guardaroba maschile; una “ristrutturazione” formale e inesorabilmente imperfetta. Nuove scelte estetiche che si prestano ad uno sguardo alla storia mirato e confortevole. La collezione difatti è ricca di sfumature e sussurri del passato che il nostro sguardo riesce a comprendere ma non a decifrare nel modo esatto.

È la maestria di Miuccia Prada e Raf Simons che in questa occasione dimostra ancora una volta la sua unicità nel panorama contemporaneo. I riferimenti al passato infatti diventano il mezzo più sicuro per delineare un nuovo modo di vestire. Ma questa modalità scelta dai due creativi non si piega alla semplice citazione di decenni o movimenti estetici. È un nuovo stile Prada che si apre al futuro e scardina i preconcetti legati all’abbigliamento formale da uomo rappresentato, in questo caso, dal polsino. Quest’ultimo diventa il fil rouge della collezione ma non in quanto simbolo di sartorialità classica ma in quanto metafora del decadimento della rigidità stilistica. Una volontà “scomoda” ma necessaria che mette in scena la tradizione che si trasforma; ciò che è stato non viene distrutto ma trasformato.
Archeologie del presente

La collezione pone al centro una silhouette misurate e allungata; linee e forme semplicissime ma che racchiudono grande complessità nelle costruzioni. I cappotti in lana slanciano la figura mentre quelli in pelle riportano imbottiture che avvolgono il corpo in modo confortevole. I capispalla outwear rappresentano uno dei focus principali dello show. I trench coat rigidi riportano pieghe e grinze pressate mentre si scontrano cromaticamente con gli anorak indossati come piccole cappe. Le canotte si stratificano per dimensioni e materiali. Dalla lana lavorata a maglia al popeline leggerissimo della camicia sartoriale. I polsini sono onnipresenti e racchiudono la dicotomia fra futuro e passato grazie alla preziosità dei gemelli contrapposta alle macchie del tessuto. Un’anima “dismessa” che si ripete in diversi capi e accessori come nel caso dei trench panna o nei cappelli da pioggia ingialliti e stropicciati.

È il passato che lascia la propria testimonianza in un’archeologia di ricordi e nuove prospettive per l’avvenire. Le stampe diventano collage fra epoche passate che nella collezione ritrovano equilibrio e unicità. Viene rappresentata l’esperienza senza filtri patinati proprio come accade allo scheletro di un condomino in ristrutturazione che non nasconde più nulla. Il guardaroba che si delinea si libera verso il futuro con tutte le sue incertezze e le sue imperfezioni. Prada cattura questo slancio transitorio e lo immortala in una collezione solida che non nasconde ma rivela.
Photo courtesy Prada.



