Nato in Messico, nel mezzo della giungla, Moja Rowa è stato fondato durante il Covid da Yelena Mojarowa e Benedikt Sittler. Oggi, il progetto procede con dedizione, guidato sempre da quella componente istintiva e intima da cui prende vita
Moja Rowa è un progetto che unisce delicatezza e grinta per creare capi all’insegna di una libertà sincera e totalizzante. La loro storia si sviluppa attorno a tre poli, a cui si legano diversi momenti del loro percorso, che li ha portati a diversi riconoscimenti e successi, come il CNMI Fashion Trust Grant 2025. Tra color e tecniche artigianali, suggestioni esotiche e locali, il progetto di Moja Rowa si muove con delicatezza e determinazione, rivendicando un’idea di moda sostenibile, intima e al contempo potente
La geografia di Moja Rowa: i luoghi che hanno definito il progetto
La storia di Moja Rosa nasce all’insegna dell’amore: quello tra i due fondatori, Yelena Mojarowa ed Edward Benedikt Sittler, quello per il Messico, dove il progetto ha preso forma, e per un’idea di moda sincera, al contempo forte e vulnerabile.
La mappa su cui si è sviluppato il viaggio dei due fondatori si articola intorno a tre luoghi fondamentali. Prima fra tutti Londra, dove Yelena e Benedikt si sono conosciuti lavorando nello studio di Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler: lei come designer, lui come assistente personale di Andreas. Il secondo è il Messico, dove i due decidono di recarsi qualche anno dopo per una pausa dall’intensità della moda londinese.
Qui, si trovano inaspettatamente bloccati nella giungla a causa del Covid, che li costringe a restare fermi nella loro piccola casetta nei pressi di Tulum. In questi mesi, immersi in un’atmosfera surreale in cui tutto è sospeso, Yelena e Benedikt iniziano a maturare l’idea di creare un loro brand. «Circondati da silenzio, natura, piogge tropicali e cieli infiniti, abbiamo iniziato a creare solo per noi». Così, prende forma Moja Rowa, uno spazio libero in cui muoversi in modo istintivo, nato dal desiderio di creare qualcosa di «profondamente nostro, intimo e sincero».

Nella nascita del progetto il Messico ha avuto, dunque, un ruolo decisivo. Punto di partenza, ma anche luogo del cuore, per Yelena e Benedikt esso rappresenta il posto in cui hanno potuto godere del lusso raro del tempo. Niente appuntamenti, niente scadenze, solo loro due e ciò che sentivano di voler fare. La magia di quei luoghi rimane un motivo che ritorna sempre nei loro lavori: la natura tropicale, la luna enorme e splendida, la luce quasi irreale si intessono nei capi, nelle stampe e nei colori. Non solo un ricordo, dunque: anche se non costituisce più la loro base operativa, il Messico continua a essere materia viva che li accompagna sempre nel loro processo creativo.
L’arrivo in Italia e il rapporto ambivalente con Gabicce Monte, tra suggestioni e silenzi
Terzo e ultimo – per ora – scenario a far da sfondo alla storia di Moda Rowa è l’Italia, nel paesino di Gabicce Monte. Un posto minuscolo racchiuso tra le colline marchigiane, ma con un orizzonte enorme: il Mar Adriatico. La decisione di spostarsi dal Messico è stata necessaria per poter effettivamente sviluppare il progetto nei suoi aspetti più pratici, tuttavia non senza difficoltà. Giunti in Italia, la prima grande sfida per la coppia è stata trovare fornitori disposti a supportare un progetto emergente, con numeri bassi.
Nei primi sei mesi dal loro arrivo, Yelena e Benedikt sono stati esposti a quella che definiscono una «Rejection therapy», viaggiando per tutto il paese in cerca di partner, facendo tante prove e trovandosi di fronte a parecchi “no”. Con pazienza però sono riusciti a trovare persone e realtà che credessero in loro, costruendo relazioni solide: «Prima di trovare l’oro bisogna soffrire», scherza Benedikt.

Si stabiliscono così a Gabicce Monte, un luogo con cui si sviluppa un duplice rapporto. Da un lato, la tranquillità lenta della cittadina e la vista sul mare permettono di respirare e nutrono la creatività. La luce che cambia ogni giorno, i silenzi totalizzanti, il susseguirsi autentico delle stagioni: il luogo offre stimoli visivi e interiori sempre nuovi ma confortanti. Dall’altro lato, la tranquillità a volte eccessiva di una meta estiva, che da ottobre ad aprile si svuota completamente.
Gabicce diventa così una cittadina fantasma, che i due chiamano affettuosamente “Silent Hill”. Immersa in un silenzio a volte eccessivo, la cittadina manca degli stimoli culturali che si possono trovare in centri più grossi. «Però c’è anche molta poesia in questa vita un po’ isolata», racconta Benedikt. «Io mi trovo molto bene qui, sono amico di tutte le comari del posto. Mi aiutano con il mio accento romagnolo e mi raccontano gli ultimi pettegolezzi».
Le suggestioni dietro a ogni capo Moja Rowa: arte, natura e comunità
Oltre alle atmosfere suggestive di Gabicce Monte, l’ispirazione per Moja Rowa deriva anche dall’arte in senso generale, che sia vista dal vivo visitando mostre in città più grandi o che derivi da libri. Ma anche dalla fotografia e dal cinema, dalla musica e, soprattutto, dalle persone che circondano Benedikt e Yelena. Amici che lavorano nel mondo creativo, ma anche incontri casuali e le storie di paese delle comari marchigiane. Il processo creativo è molto intuitivo: spesso nasce da un’immagine, un ricordo, un’emozione.

«Per l’ultima collezione, ad esempio, tutto è nato da un quadro dipinto da Yelena. Da lì abbiamo costruito un mondo». Si tratta anche di un processo corale, molto manuale e viscerale, in cui l’idea prende concretezza ascoltando musica in studio e testando i capi ballandoci dentro: «Se non ti fanno sentire libero, non funzionano». Prima delle regiole, seguire sempre il proprio istinto: è questa la più grande eredità che i due hanno tratto dal periodo trascorso con Vivienne Westwood, e che cercano sempre di applicare al proprio lavoro. In Moja Rowa, i vestiti vanno oltre al semplice prodotto fino a diventare estensioni delle emozioni.
«Vogliamo raccontate che si può essere fragili e forti allo stesso tempo». E che la moda non ha bisogno di nascere in un grande studio in metropoli come Parigi o Milano. Può nascere anche in una casa nella giungla, o in un villaggio sulla costa. Moja Rowa parla di corpo, di movimento, di sogni, ma anche di ansie, ricordi e desideri.
La poesia che vibra nel vivere la vita appieno, con spontaneità
La produzione avviene seguendo una sostenibilità concreta, producendo poco e nella zona circostante e usando materiali già esistenti. I capi sono pensati per durare nel tempo e accompagnare chi li indossa nella sua esistenza. Un elemento centrale sono poi le tecniche artigianali, che appassionano molto la coppia dai tempi della giungla messicana.
Si spazia da tie-dye e tinture naturali alla pittura con candeggina applicata a denim e jersey, alla cianotica con il blu di Prussia. Moja Rowa collabora molto anche con i piccoli artigiani, per esempio per la lavorazione di mohair e lana. «Stiamo spingendo molto in questa direzione, cercando di unire le tecniche manuali a un’estetica che possa parlare anche a un pubblico più ampio».

Alle tecniche artigianali si uniscono costruzioni sartoriali più precise: Moja Rowa è pensato per chi vuole sentirsi delicato e potente allo stesso tempo. Un concetto che va di pari passo con un’estetica fondata sull’unione di contrasti, in cui forme morbide, quasi infantili, si mescolano con tagli più sensuali e consapevoli. Nei capi di Moja Rowa c’è sempre un senso di poesia, ma anche il desiderio di vivere appieno, di ballare fino al mattino e muoversi dentro ai vestiti, di sentire il corpo e l’emozione.
Un presente intenso tra gratitudine, timori e progetti per il futuro
Benedikt e Yelena descrivono il presente di Moja Rowa come un momento intenso, permeato di gratitudine ma anche di stanchezza e timore. Finora, riconoscimenti e soddisfazioni non sono mancati, come il CNMI Fashion Trust Grant ottenuto nel 2025. Moja Rowa ha presentato i propri capi a Milano, venduto a Parigi e ricevuto l’attenzione di testate importanti. Alle soddisfazioni però si accompagna la consapevolezza di essere ancora una realtà piccola, per cui ogni passo è una sfida.
Così, il focus è quello di cercare di imparare ogni giorno, impegnandosi per preservare la componente intuitiva che ha guidato il progetto dalle sue origini. Per il futuro, niente ambizioni smoderate ma semplicemente il desiderio di continuare a far vivere Moja Rowa e di espanderne la realtà. Tra i progetti di Benedikt e Yelena c’è trovare un punto di appoggio a Milano, per essere più vicini alla moda e alla cultura, ma senza perdere il cuore di Gabicce Monte.
E anche di espandersi, sviluppando ulteriormente la maglieria, e magari creare piccoli oggetti per la casa. Il loro obiettivo principale è aprire di più il progetto alla comunità tramite workshop 4 collaborazioni con artisti, musicisti e performer. Moja Rowa non vuole essere un brand, ma un ecosistema. Un luogo, fisico e mentale, in cui le persone possano sentirsi libere di essere come sono, nel segno di quello spirito autentico, libero e istintivo sulla cui scia il progetto è nato e continua a svilupparsi.
Photo courtesy Moja Rowa.



