Lorenzo Seghezzi presenta la prima sfilata del suo brand con una collezione delicata ma schietta che racconta con un pizzico di nostalgia la scena clubbing milanese, dove il mondo queer ha modo di esprimere liberamente la propria energia vibrante
Nato nel 2020 quasi per gioco, il brand di Lorenzo Seghezzi si è evoluto molto da quella che era l’idea iniziale del suo creatore: dall’essere un semplice tentativo di vendita online post-pandemia, si è evoluto passo dopo passo fino ad approdare alle passerelle della Fashion Week milanese. Dedicato soprattutto alla corsetteria artigianale su misura, Lorenzo Seghezzi ha sfilato per la prima volta durante questa settimana della moda, con il supporto di Lineapelle.

“Interludio”: il clubbing come rito di passaggio
La collezione presentata porta il titolo di “Interludio” ed è dedicata alla scena clubbing milanese, che per il designer ha rappresentato un’importante terreno di crescita e di espansione, sia delle proprie conoscenze che, soprattutto, della propria visione creativa. Club iconici come il Toilet, il Plastic e La Boum non rappresentano solo luoghi di festa, ma vere e proprie scuole di vita che hanno dato modo a Lorenzo di scoprire il proprio linguaggio estetico.

Nella visione che ha condotto alla collezione e alla sfilata, il clubbing viene letto come rito di passaggio, come un laboratorio notturno di trasformazione e resistenza: con pochi mezzi – qualche spilla da balia e un po’ di colla a caldo – si creava moda, si esprimeva un’identità.
Luci e ombre della vita notturna vengono raccontate da una voce nostalgica ma sincera
La collezione è un omaggio al mondo queer, che nella cultura del clubbing trova uno spazio di espressione libera. Emerge però con forza una domanda, una riflessione che ha portato alla nascita di “Interludio”. Esiste uno spazio per una vita queer adulta che possa brillare anche alla luce del giorno? Il défilé non vuole essere solo una celebrazione del fascino della notte, ma anche un tentativo di immaginare che cosa ci possa essere dopo, quando le morbide luci rosate dell’alba fanno capolino tra gli edifici.

La dichiarazione d’amore per le ore notturne si mostra comunque ben consapevole dei limiti e pericoli che le ombre portano con sé. “Interludio” è anche il racconto sincero del prezzo che, a volte, la libertà può richiedere . Dipendenze, ansia da prestazione, pressione di apparire e performare anche quando ci si sente persi: tra le luci stroboscopiche dei locali più noti della scena queer (e non solo) si celano insidie che – se non si è abbastanza forti da tenersene lontani – rischiano di inghiottire in un abisso da cui non si può sfuggire.
Maestria artigianale, materiali di qualità e una visione che unisce romanticismo e asprezza di un mondo ricco di sfaccettature
Al centro di “Interludio” si trovano quegli elementi che costituiscono il cuore di Lorenzo Seghezzi: i corsetti, percepiti non come arnesi costrittivi ma come strumenti di empowerment. E poi pelle, lucida e non, borchia, a coccodrillo; piume maestose, morbidi nastri e tessuti. Seghezzi racconta il mondo queer attraverso un universo visivo romantico, a tratti delicato e a tratti invece deciso e potente. Non è difficile leggere nella collezione l’influenza specifica del Drag e del Burlesque, che si riflette anche nel casting della sfilata, variegato e gender-fluid.

Il romanticismo e la ricerca dell’amore convivono con un’estetica dai toni più forti ed espliciti, ma mai volgare. Voluminose gonne di tulle spumeggiante si abbinano a giacche oversize con intrecci e dettagli argentati, o lasciano trasparire spesse cinte in pelle borchiate che stringono il torace. I corsetti vengono abbinati a bermuda con doppio spacco sul davanti, a pantanoni sartoriali o alla t-shirt “Queers do it better”, o a morbide cascate di piume corvine. Le trasparenze si alternano al lucido finish della pelle, o alle quadrettature del tartan. La collaborazione con nomi importanti per quanto riguarda il reperimento dei materiali permette di raggiungere livelli di eccellenza nella qualità dei capi: Lineapelle, Mazzanti Piume, Colombo Industrie Tessili e Nastrificio de Bernardi.
Con “Interludio”, Lorenzo Seghezzi firma non solo il suo debutto sulle passerelle milanesi, ma anche un ritratto dell’universo queer. La moda diventa rito e riflessione, un ponte tra la notte e il giorno, tra le luci del clubbing e la necessità di dare spazio a identità plurali nella quotidianità. Tra piume, pelle e corsetti artigianali, il designer racconta un mondo queer complesso e autentico, capace di trasformare la fragilità in forza e la nostalgia in visione.
Photo courtesy Lorenzo Seghezzi.



