Dopo circa 7 anni di assenza Gosha Rubchinskiy annuncia il ritorno del suo brand omonimo. Dopo una controversa collaborazione con Ye (Kanye West), il designer russo decide di tornare a creare moda partendo da un capitale personale
Prima ancora di Vetements, del Balenciaga di Demna e della visione di Lotta Volkova c’è stato Gosha Rubchinskiy, primo creativo a diffondere il post soviet. Il designer russo difatti fonda il suo brand omonimo nel 2008 ottenendo, negli anni successivi, un grande consenso grazie alla sua visione dispotica. Un’estetica rivoluzionaria, quella post soviet, che influenzò enormemente il guardaroba contemporanea e contribuì all’ascesa di Demna e Lotta Volkova. Due dei creativi più influenti dell’ultimo decennio che con Rubchinskiy hanno condiviso i primi anni di carriera e lo stesso backgraound culturale. Nel 2018 Gosha Rubchinskiy chiude il suo brand a seguito di un’accusa di possesso di immagini esplicite di minori.
La vicenda, da sempre smentita dal creativo, nasce a seguito di un casting realizzato con modello sedicenne al quale furono chieste diverse foto senza vestiti. Una modalità non consueta ma che, come dichiarato da Rubchinskiy, era canonica nella sua selezione. Dopo diversi anni il designer inizia una breve collaborazione, terminata questo febbraio, con Kanye West in qualità di Head Designer delle linee Yeezy. Una parentesi che non rappresentava a pieno il suo stile influenzato inevitabilmente dall’impeto creativo di Ye. E così a distanza di 7 anni dalla chiusura del suo brand omonimo Gosha Rubchinskiy annuncia ufficialmente il suo ritorno nel mondo della moda.
Partendo da un piccolo capitale personale, il brand ha iniziato già a produrre e vendere diversi capi basic come t-shirt, felpe e accessori. Un primo passo verso la nascita di un nuovo capitolo imprenditoriale per Rubchinskiy che dichiara di voler iniziare a creare collezioni più complesse già a partire da questo inverno. Inoltre, entro la fine dell’anno, verrà rilasciato un libro fotografico sul lavoro decennale del padre del post soviet. Fra i nuovi obbiettivi del brand viene specificata la volontà di selezionare un team completo di casting direction per scongiurare qualsiasi malinteso. Inoltre il designer ha espresso il desiderio di presentare le sue collezioni tramite eventi mirati in giro per il mondo e non attraverso i canonici fashion show. In questo modo la community di appassionati entrerà a contatto con l’estetica del brand in maniera diretta e democratica.
Gosha Rubchinskiy: heritage e rivoluzione
Ma cosa ha rappresentato per la moda la visione di Gosha Rubchinskiy? Quando il designer presentò la sua prima collezione dal titolo “Evil Empire” (definizione che Reagan aveva dato all’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda) l’industria cambiò. Fino a quel momento l’estetica del “brutto” e della decadenza era rilegata a una ristretta nicchia di brand, insider e pubblicazioni indipendenti. Un glitch nella moda contemporanea che si ritrovò dinanzi codici estetici completamente sconosciuti e dissacranti. La moda iper realistica di Gosha si nutriva delle storie quotidiane dei paesi ex-sovietici, geograficamente vicini all’Occidente ma culturalmente e stilisticamente molto lontani.
Gli skate-park, le teste rasate e le ginocchia sbucciate divennero gli ambasciatori dello stile post soviet nella moda contemporanea. Il tailoring venne decontestualizzato e abbinato a capi streetwear dal sapore nostalgico. In molte collezioni di Rubchinskiy difatti ritroviamo diversi pezzi, come tute e felpe in acetato, provenienti dagli archivi di Adidas, Fila e Kappa. Non una semplice reference al passato ma un promemoria tangibile del desiderio di una vita migliore che nasceva negli adolescenti dell’Unione Sovietica. Ricordiamo infatti la nascita della subcultura dei Gopnik, giovani intrisi di ribellione celebri per la posa “squat” e i coordinati in acetato di Adidas. Il lavoro di Gosha Rubchinskiy ha permesso all’estetica post soviet di raggiungere il mercato mondiale, spianando la via al successo di Demna da Balenciaga e influenzando, anche in modo indiretto, il nostro guardaroba.



