Glenn Martens omaggia la maison d’alta moda con una collezione che si colloca alla perfezione nell’interstizio tra citazionismo, innovazione e il proprio personale universo creativo
Maestosa, meravigliosamente gotica, celebrativa ma senza essere nostalgica del passato. La sfilata di debutto di Glenn Martens presso Maison Margiela ha segnato uno dei momenti emotivamente più densi della Haute Couture Week. Dopo la nomina come direttore creativo della maison a inizio 2025, quello di Martens era un esordio attesissimo e altrettanto arduo. Non solo il designer si è trovato ad assumere il ruolo prima detenuto da John Galliano, ex direttore creativo del marchio a cui ha dato il suo addio ufficiale dopo circa un decennio. La sfilata preparata da Martens si inseriva sulla scia degli addii dei due precedenti direttori creativi, Martin Margiela e Galliano, entrambi con collezioni Artisanal.
Quella presentata il 9 luglio a Parigi è stata infatti la collezione che per prima ha succeduto al leggendario défilé di Galliano del gennaio 2024, sotto il Ponte d’Alexandre III. Inoltre la location in cui si è svolta la sfilata, il Centquatre, era la stessa in cui il fondatore Martin Margiela ha presentato la sua collezione d’addio nel marzo 2009.

Inserirsi lungo il tracciato di due designer che hanno segnato e formato profondamente l’identità della maison era dunque un compito delicato e complesso, portato a compimento con successo. Diplomatosi alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Martens condivide con il fondatore di Maison Margiela l’origine belga e vanta un percorso professionale significativo. Tra il 2012 e il 2013 ha fondato il proprio marchio, per poi entrare a far parte della maison francese Y/Project. Più tardi è stato nominato direttore creativo di Diesel, parte del gruppo OTB di Renzo Rosso, di cui Maison Margiela costituisce il brand di punta.
In occasione del suo debutto presso la maison d’alta moda, ha dato forma a una collezione ricchissima. Un omaggio alle origini proprie e di Martin Margiela, a cui ha impresso la sua impronta originale e riconoscibile.
Il medioevo fiammingo si intreccia con il linguaggio visivo e la storia di Maison Margiela
L’elemento che più ha contribuito a rendere unica la sfilata è stata la ricchezza di ispirazioni che vi stanno dietro, basate soprattutto sul Medioevo fiammingo. Martens si è ricollegato all’architettura gotica dei palazzi di Bruges, alla pittura fiamminga e alla statuaria religiosa. In molti hanno letto nei look presentati dei rimandi alle statue del cimitero parigino Père-Lachaise, le cui silhouette sono richiamate in alcuni pezzi della collezione. Altra ispirazione che ricorre con prepotenza è l’abitazione fiamminga del diciassettesimo secolo. Antichi drappeggi, carte da parati floreali e nature morte. Superfici decadenti che, nell’immaginario di Martens, si ricollegano alle tecniche di pittura e patch-work usate da Margiela nella sua prima collezione.

Il designer belga ha infatti intrapreso un profondo viaggio nella storia della maison, recuperando i codici visivi e gli approcci sartoriali che la caratterizzano. Il tema dell’abitazione ritorna anche nel design della location. Pavimenti e pareti delle stanze sono stati coperti con collage di carta stampata, con immagini degli interni di ben sei palazzi differenti.
Stratificazione e complessità sono dunque due parole chiave per interpretare il défilé. Accanto ai rimandi all’arte fiamminga trova ampio spazio la celebrazione della storia del marchio, con citazioni più o meno schiette. Si ritrovano così elementi come la Tabi, iconica calzatura del brand, o la corsetteria, probabilmente un omaggio a Galliano, e le maschere a coprire i volti dei modelli.
L’anonimato come atto simbolico e citazione evidente alla storia del marchio
L’atto di nascondere il volto dietro una maschera costituisce un potente richiamo a uno dei codici visivi che hanno da subito caratterizzato Maison Margiela. A introdurre la componente dell’anonimato fu infatti il fondatore. L’obiettivo di questa scelta stilistica e simbolica era quello di portare il focus dell’attenzione sugli abiti piuttosto che su coloro che li indossavano.

Così, ogni look della collezione di Martens è indossato da individui senza identità, il volto coperto da meravigliose maschere realizzate con una varietà di tecniche e materiali. Ci sono maschere gioiello o in metallo martellato, in cartapesta e in delicate organze. Enfatizzano l’atmosfera già carica di pathos e tensione emotiva, costituendo -forse- la metafora di un sotteso senso di soffocamento.
Una collezione d’impatto tra volumi gotici, texture pittoriche e materiali erosi
Nella scenografica ambientazione, la sfilata segue una sorta di progressione. Ad accompagnare l’evolversi della collezione contribuisce il ritmo della colonna sonora, che da un timido esordio si accende in assoli rock e termina in forma di ballata.
I primi look ad entrare in scena sono realizzati con un materiale che ricorda la plastica da imballaggio trasparente. In realtà, il richiamo è quello al vetro soffiato, ha precisato Martens. Ad essi fanno seguito abiti scultorei le cui stampe, texture e materiali ricalcano la pittura fiamminga. Silhouette voluminose e massimaliste si alternano a look più puliti e semplici, con jeans, blazer e gilet. Il filo della collezione si svolge secondo un ritmo cadenzato, lento.

Sfilano giacche con copertura stile patch-work, a mo’ di carta da parati un po’ scrostata- un richiamo allo stile “eroso” che caratterizza il brand. Compaiono capi gioiello tempestati di gemme, abiti con applicazioni floreali e nature morte. In una sorta di de-crescendo, il défilé si conclude con una certa delicatezza, suggerita da impalpabili organze e morbide cascate di ruches.
Nella nota di accompagnamento alla collezione ogni look è descritto con dovizia di particolari. Si specifica anche che molti capi sono realizzati con deadstock, tessuti riciclati o perfino ritrovati, materiali resi unici grazie a lavorazioni meticolose.

Nel complesso, Glenn Martens ha presentato una collezione scenografica e corposa, grazie a varietà di forme, ricchezza di materiali e soprattutto densità e unicità di rimandi. Non vi sono dubbi che il suo esordio abbia soddisfatto le alte aspettative del pubblico. Ora non resta che attendere il momento del prét-à-porter, la cui presentazione è prevista per ottobre.
Photo courtesy Maison Margiela.



