Celine SS26: il debutto di Michael Rider

La prima collezione di Rider come direttore creativo di Celine vuole essere una rappresentazione visiva dei valori che costituiscono l’anima del marchio, filtrati attraverso citazioni dei due designer che hanno contribuito a dare forma alla sua identità 

All’alba della settimana dedicata all’Haute Couture, il 6 luglio, Michael Rider ha fatto il suo debutto da Celine nella storica sede parigina della maison, al numero 16 di Rue Vivienne. La collezione, dedicata alla primavera/estate 2026, si costituisce come una pacata presa di distanze rispetto all’era di Hedi Slimane, a cui il designer succede nel ruolo di creative director. Non è una rivoluzione urlata a gran voce, anzi: Rider omaggia tutte le identità passate del brand, incorporando riferimenti più o meno sottili alla Celine di Phoebe Philo e a quella di Slimane. Ne risulta una collezione stratificata, ricca di citazioni.

L’idea è  quella di omaggiare i valori centrali di un brand che punta su un heritage senza tempo e di classe. In una nota di fine sfilata, Rider afferma: «Ho sempre amato l’idea che gli abiti diventino parte della vita di chi li indossa, che possano catturare un momento preciso nel tempo ma anche continuare a comunicare con il passare degli anni». 

Le anime di Celine tra Phoebe Philo ed Hedi Slimane reincorporate da Rider in un’unica sfilata

La collezione di Rider non vuole proporre una Celine nuova, ma abbracciare tutte le anime che l’hanno costituita finora.  La linea creativa del designer si costituisce proprio come una valorizzazione di tutti gli elementi che hanno reso Celine un marchio noto e riconoscibile. Non ci sono più “ere” di un designer piuttosto che l’altro, c’è solo Celine e la storia della maison. 

Le similitudini con lo stile Philo ricorrono numerose: la presenza ribadita del colore nero, alternato a pennellate cromatiche più vibranti, le silhouette pulite e sofisticate, l’approccio concettuale vicino all’esistenzialismo filosofico. Uno dei richiami più evidenti si ritrova nella versione rivisitata della Phantom Luggage, borsa iconica dell’era Philo. Allo stesso modo si delineano con chiarezza anche le citazioni all’immaginario di Slimane. I look maschili in particolare rivelano l’impronta da lui impressa al brand, con suggestioni stile Sixties/ Seventies: capigliature morbide e di lunghezza media, occhiali tondi in versione maxi o di piccole dimensioni. Non mancano tocchi dal retrogusto rock ’n roll in stile Teddy Boy, con chiodi e pantaloni di pelle, fuseau attillati e stivaletti. 

Oltre al semplice citazionismo: un amalgama di linguaggi visivi differenti, rielaborati e uniti in un’unica visione valoriale

Il défilé di debutto di Rider non vuole limitarsi a dar corpo ad un atto commemorativo. Il designer ha intrecciato la stratificazione di reference con il suo linguaggio personale. I nove anni al fianco di Philo, dal 2008 al 2018 gli  hanno permesso di appropriarsi dell’heritage di Celine e di vivere la realtà del brand in un momento di altissima espansione. I sei successivi anni passati da Ralph Lauren come direttore creativo ne hanno ulteriormente affinato l’immaginario espressivo. Se ne possono cogliere gli esiti nelle pennellate di stile preppy che ritornano in diversi look della collezione. Maglioni con rombi, layering con lupetti, scarpette stringate con calzino alto.

Codici stilistici amalgamanti con quelli che hanno caratterizzato i linguaggi dei designer che lo hanno preceduto, delineando una collezione che rimarca gli elementi identificativi di Celine. Come afferma lo stesso Rider, uno degli aspetti su cui si è focalizzato è stato il lavoro di traduzione di questi elementi in un modo di vestire. La linea scelta dal designer non risulta dunque quella della rivoluzione e del netto distacco da ciò che lo ha preceduto. La collezione risulta piuttosto essere animata dall’intento di riunire le anime che hanno costituito finora l’identità di Celine, traducendole nell’attitude che, secondo Rider, meglio descrive il brand e i suoi valori. 

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Lug 7, 2025

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