Willy Chavarria continua a delineare la sua decisa identità stilistica attraverso un’equilibrata osmosi fra heritage, politica e cultura messicana. La collezione per la primavera/estate 2026 ne è chiara testimonianza e si insinua, anche con il womenswear, nell’anima glamour del Messico anni Sessanta

Fra le nuove voci più catalizzanti e interessanti del fashion system contemporaneo emerge senza dubbio quella di Willy Chavarria. Designer messicano-statunitense che negli ultimi anni ha reso il proprio brand omonimo un manifesto politico reso magnetico da un’estetica ben definita. Per la collezione primavera/estate 2026 ritornano questi temi, fondamentali per l’identità culturale di Chavarria. Il fashion show si apre con l’entrata in passerella di diversi modelli vestiti di bianco che, messi in fila, si inginocchiano dinanzi agli spettatori. Con questo preludio toccante Willy denuncia apertamente i soprusi che stanno subendo le comunità latine negli Stati Uniti.

Ma l’anima del brand è caratterizzata da numerose sfumature e così, dopo l’apertura, fa il suo debutto in passerella la capsule di Willy Chavarria e Adidas. Due mondi affini che si incrociano stilisticamente l’uno nel DNA dell’altro, dando vita ad una collaborazione che celebra lo streetwear. Tute e pantaloni da basket riportano le grafiche del designer messicano, caratterizzate dal suo rosso iconico. I modelli storici di Adidas come le Superstar, le Magaride XL e Ag si incrociano con il gusto di Chavarria che fiorisce insieme alle rose in bassorilievo delle calzature.
Old messican glamour

L’anima street e riots di Willy Chavarria x Adidas in passerella lascia spazio alla seconda parte dello show che si immerge nel glamour del vecchio Messico. Heritage e bellezza danno vita ad una serie di capi dal sapore nostalgico e ricchi di riferimenti alla storia del costume. Ritornano le Zoot Suits celebrate anche durante l’ultima edizione del Met Gala ma in una versione estremizzata nei volumi e ricercata nei tessuti. L’iconico completo del black dandy è realizzato in un delicato gessato rosa, dismesso o stropicciato. Si alternano elegantissime varianti da sera con giacca bianca e pantaloni neri oltre all’impattante proposta in ricco broccato verde. Un look che celebra il black dandismo anche in accessori vezzosi come il cappello nero a banda larga.

Ma i codici estetici di Chavarria rispetto al passato si smaterializzano e ci regalano una visione differenziata del guardaroba maschile. La morbida integrità della zoot suit viene reinterpretata anche negli shorts colorati o nei maxi cappotti che riprendono le linee della giacca da completo. Willy Chavarria apre il suo mondo anche womenswear in maniera più decisa rispetto alle piccole parentesi passate. Nasce così una narrazione glamour che dai Cinquanta arriva ai Sessanta attraverso un’estetica hollywoodiana che si ibrida con la cultura messicana.

Eleganti abiti broccati avanzano sul tappeto rosso di un tempo nebuloso e onirico, sospeso nell’aria come le capigliature cotonate delle modelle. Gli scolli a barca sorreggono strutture rigonfie di abiti da sera gialli, azzurri e lilla che si espandono nelle maniche settecentesche. Chavarria si presenta come un narratore storico in cui il presente diventa il mezzo attraverso il quale celebrare il proprio heritage e difendere i diritti della propria comunità.
Photo courtesy Willy Chavarria.



