Jonathan Anderson debutta ufficialmente alla direzione creativa di Dior presentando il nuovo volto della linea Homme. La collezione per la primavera/estate 2026 è un cambio di rotta gentile, romantico e anche sperimentale, nonostante i riferimenti stilistici alla storia di Monsieur Dior

Il fashion system si riunisce a Parigi per supportare uno dei debutti più attesi della stagione, quello di Jonathan Anderson alla direzione creativa di Dior. Pierpaolo Piccioli, Daniel Roseberry Silvia Venturini Fendi sono soltanto alcuni degli storici volti presenti al fashion show. Fra questi anche Donatella Versace, la prima a riconoscere il grande talento di Anderson agli inizi della sue carriera quando lo chiamò ad entrare nell’ufficio stile delle linee Versus. Il nuovo capitolo di Dior, del quale il designer inglese prende ufficialmente le redini di tutte le collezioni, rappresenta un cambio storico. Fin dagli snippet fotografici trapelati online nelle scorse settimane le nuove sfumature della maison sono diventate più contemporanee e ricercate. Anche l’invito del fashion show, un piatto con tre uova in porcellana, diventa statement di un’anima gentile che fiorisce nelle campagne francesi.

Il romanticismo rinnovato dell’uomo Dior
Il primo look che apre il debutto da Dior di Jonathan Anderson è un vero e proprio manifesto estetico dell’aspetto che in futuro la maison maturerà. L’iconica giacca Bar fa il suo debutto nelle linee maschili di Dior in una versione rilassata realizzata in lana cotta con reverse a contrasto. Il volume del pantalone jorts abbinato diventa estremo, quasi teatrale, e nella parte posteriore rivela una costruzione organica di morbide pieghe. Il papillon da frac e le sneakers completano questo gioco dicotomico di stile che delinea il “new look” dell’uomo Dior.

La collezione presenta le diverse sfumature del talento del nuovo direttore creativo da sempre attento ai materiali e alle loro sperimentazioni più anticonvenzionali. I capispalla in questa direzione diventano protagonisti di una narrazione poetica e dal sapore campestre. Ritroviamo scenografici trench verde sottobosco, cappe in lana broccate e i cappotti in stile Napoleon; chiaro riferimento all’era di Slimane da Dior. Nell’insieme romantico di questo nuovo capitolo si può individuare un chiara volontà di sdoganare l’abbigliamento da sera riportandolo nel quotidiano.

La camicia diplomatica viene accostata ai jeans slavati o diviene da ufficio con la il classico gessato azzurro cielo. Il gilet da sera, ricamato o in tartan, gioca con le stesse contrapposizioni e avvolge, nella sua versione moirè, un maglione con trecce e piccoli fiori. Nella narrazione si riconosce la sensibilità estetica e intellettuale di Jonathan Anderson la cui visione partorisce capi ancorati al presente ma mai ridotti ad un’essenzialità banale. Il jeans difatti, presentato nel modello wide legs, assume la vestibilità della gonna grazie ad un drappeggio che avvolge soltanto una gamba.

Lo styling deciso e ricercato di questi capi rende la loro anima campestre più concreta e contemporanea. La collezione, che ne riprende comunque i temi, si distacca completamente dal semplice citazionismo della narrazione di Dior legata alla campagna francese. È un nuovo capitolo ben definito che guarda al futuro e che, rispetto a moltissimi casi presenti, regala nuova linfa alla maison. Jonathan Anderson debutta da Dior rivoluzionandone il suo percepito estetico, rispettandone però l’heritage e trasportandolo in una nuova era vincente.
Photo courtesy Dior.



