“Echo”, libro d’esordio della fotografa italiana Guen Fiore, raccoglie sette anni di storie che descrivono il passaggio dall’adolescenza all’età adulta
Classe ’88, nata e cresciuta in Italia (Pescara, Abruzzo), Guen Fiore devia il suo percorso triennale in ingegneria all’università di Roma per emigrare a Londra. Dopo aver scattato amiche, conoscenti e ragazze del posto, trova terreno fertile per costruirsi una propria identità visiva. L’ossessione verso le svariate sfaccettature del femminile diventa ben presto il suo marchio di fabbrica e, nel 2018, vince il Taylor Wessing Portrait Prize Award, che le permetterà di esporre le sue opere alla National Portrait Gallery di Londra.
La femminilità come metamorfosi
La femminilità sembra un grande quesito, se si tratta di osservarla durante l’adolescenza: non è un processo rumoroso, anzi, resta intimo, in silenziosa evoluzione. Accade spesso tra le quattro mura di una camera da letto: un corpo diverso, nuove forme, spazi pieni e spazi vuoti che prima non esistevano. In quella fase della vita in cui non si sa ancora quali strade percorrere, Fiore si inserisce come osservatrice attenta. La femminilità viene intesa come un processo di conoscenza di sé e del proprio corpo come luogo di cambiamento. La sessualità, in primis, è considerata mezzo di emancipazione femminile. Scardinata da ogni tipo di preconcetto, viene rappresentata come caratteristica essenziale e sublime di ogni soggetto immortalato.

Echo: una nuova bellezza
Nel libro fotografico Echo, le ragazze emergono sotto una luce soffusa, delicata come lo sguardo della fotografa. Gli occhi si posano sulla libertà espressiva dei soggetti; gli sguardi risultano curiosi, restituiscono la tipica consapevolezza di avere ancora tempo per sbagliare, cambiare come camaleonti in base alle esperienze vissute e scegliere mille maschere diverse prima di riconoscersi nel volto giusto.

Il libro contiene foto di giovani donne dai 17 ai 26 anni, scattate dal 2018 a oggi: una serie che dà l’idea di essere un unicum della visione della fotografa. Una testimonianza del potere intimo ed erotico femminile, rappresentata attraverso una narrazione cinematografica, allo stesso tempo malinconica e coraggiosa. Il rapporto tra il soggetto e la fotografa diventa confidenziale, tanto da restituire sguardi, emozioni, gesti lievi e dettagli che contribuiscono allo storytelling visivo.
La scelta di fotografare bellezze lontane dal concetto standard di tale caratteristica risulta in linea con i valori di emancipazione femminile che emergono dagli scatti. Nonostante ciò, molte delle ragazze immortalate sono modelle che lavorano nel settore moda, alcune delle quali con personaggi di rilievo, come la modella Eliza, che ha collaborato — a fianco di Guen — con il direttore creativo di Dazed, Robbie Spencer.
I luoghi dell’intimità
La maggior parte delle ragazze sono state scoperte su Instagram; la curiosità di Fiore verteva su come volessero rappresentarsi, con autoscatti e sguardi in camera. Il lavoro di introspezione e analisi del soggetto da scattare si evidenzia nella scelta delle location: semplici camere da letto che assumono invece il ruolo di spazi sicuri, dove le modelle possono raccontare la propria storia. Pareti decorate, elementi caratteristici, stampe dai colori tenui, tutti dettagli che ci riportano esattamente lì, al momento dello scatto.

Il lavoro di Guen Fiore si distingue per la coerenza stilistica e la costruzione di una narrazione intima, dove lo sguardo della fotografa si intreccia con quello dei soggetti ritratti. Oggi con base a Parigi, Fiore prosegue la sua ricerca visiva, ampliando il proprio linguaggio e consolidando la sua visione del mondo femminile.
Photo courtesy Guen Fiore.



